25 anni fa a Bologna fu una strage.
In quegli anni, di eventi nefasti ne succedevano tanti, ma la strage di Bologna è stata sicuramente quella che ho vissuto più intensamente, per vari motivi.
Innanzitutto perché mio padre lavorava all’Officina Grandi Riparazioni (OGR) delle FS proprio a Bologna. Ha iniziato a lavorarci prima che io nascessi e ha smesso quando é andato in pensione.
Poi perché la stazione di Bologna la conoscevo anche io. C’ero stato diverse volte (anche se allora avevo solo 11 anni).
Non da ultimo perché proprio quel giorno i miei genitori passarono sui viali di fronte alla stazione qualche ora prima dell’esplosione. Stavano tornando dalla Francia (uno delle pochissime volte che erano andati via in macchina, insieme a Sergio e Lilli, con il loro van) insieme a Mike e Derline.
Più passa il tempo, più le contestazioni delle persone che partecipano alla manifestazione in ricordo delle vittime sembrano levarsi forti ed indomite. Qualcuno cerca ancora di strumentalizzare il dolore di tante persone che non sanno ancora farsi una ragione del perché di tanta violenza e crudeltà.
Sinceramente faccio veramente tantissima fatica a capire perché, a distanza di 25 anni, anziché biasimare le persone che invocano giustizia, le persone che potrebbero fare qualche cosa non si muovono per rimuovere gli intollerabili segreti di stato che ancora oscurano questa vicenda, insieme a tanti altri punti oscuri della storia recente italiana.
Ormai, più che sapere esattamente chi è stato ad organizzare l’attentato, sarebbe molto più interessante cosa c’è da nascondere di tanto prezioso dietro quegli omissis.
Carlo Lucarelli ha dedicato una puntata di Blu Notte alla strage della stazione di Bologna e tutte le volte che riguardo la trasmissione il livello della mia bile cresce a dismisura, ma trovo giusto e salutare mantenere forte e vivo il ricordo e soprattutto il fastidio per questo tipo di soprusi che abbiamo vissuto. Solo così ci si può sentire spronati ad impegnarsi in prima persona per fare qualche cosa per migliorare il mondo in cui viviamo.
Sfogliare le foto e leggere le storie delle vittime aiuta a mantenere ancora più elevato il livello di insofferenza; l’unico modo per evitare l’indifferenza.